Il Museo Nazionale del Cinema presenta a Venezia Classici il restauro di La ilusión viaja en tranvía di Luis Buñuel
Il capolavoro del periodo messicano del maestro spagnolo torna sul grande schermo grazie al restauro 4K realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino in collaborazione con Fundación Televisa e Cineteca Nacional México
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA – 8 settembre 2026, ore 14:30 (Sala Corinto)
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino è presente alla 83. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, con il restauro di La ilusión viaja en tranvía (L'illusione viaggia in tram, Messico 1954) di Luis Buñuel, selezionato in Venezia Classici, la sezione dedicata ai capolavori restaurati della storia del cinema. Il restauro verrà proiettato martedì 8 settembre 2026 alle ore 14:30 in Sala Corinto.
Il progetto rappresenta un'importante collaborazione internazionale tra il Museo Nazionale del Cinema, Fundación Televisa e Cineteca Nacional México, nata con l'obiettivo di restituire al pubblico uno dei film più originali e meno conosciuti del periodo messicano del grande regista spagnolo.
“La presenza di un nostro restauro nella sezione Venezia Classici conferma il ruolo del Museo Nazionale del Cinema come uno dei principali centri europei dedicati alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio cinematografico – sottolinea Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema. Negli ultimi anni il Museo ha consolidato una rete di collaborazioni internazionali con cineteche, archivi e fondazioni di tutto il mondo, contribuendo al recupero e alla diffusione di opere fondamentali della storia del cinema”.
“Siamo molto felici di aver avuto la possibilità di collaborare con i colleghi della Cineteca Nacional per dare nuova vita a un film di Buñuel meno noto ma estremamente attuale e sorprendentemente vivo, in perfetto equilibrio tra osservazione del presente e sapiente scrittura – dichiara Carlo Chatrian, direttore del Museo Nazionale del Cinema. A fianco alla sua consueta attività di restauro del suo archivio filmico e di valorizzazione del patrimonio italiano, con questo progetto il Museo Nazionale del Cinema allarga il suo sguardo e si apre al cinema del mondo. Ci piace farlo con un film che mette al suo centro un tram, un mezzo di trasporto molto caro agli italiani e molto vicino al cuore dei torinesi”.
Realizzato nel 1954, La ilusión viaja en tranvía racconta la storia di Juan Godínez, detto "Caireles", e Tobías Hernández, soprannominato "Tarrajas", due tranvieri che, dopo aver rimesso in funzione un vecchio tram destinato alla demolizione, decidono di regalargli un'ultima corsa attraverso le strade della capitale. Quello che nasce come un gesto di affetto nei confronti del proprio lavoro si trasforma in un viaggio imprevedibile, popolato da passeggeri di ogni estrazione sociale, episodi surreali e situazioni comiche che rivelano, con straordinaria lucidità, le contraddizioni della società messicana del dopoguerra.
Dietro il tono lieve della commedia popolare, Buñuel costruisce un'opera sorprendentemente moderna, nella quale il tram diventa il teatro di un microcosmo rappresentazione di una città attraversata da profonde trasformazioni economiche e sociali. Attraverso una narrazione che alterna realismo, ironia e improvvise incursioni nel surrealismo, il regista osserva il mondo del lavoro, le disuguaglianze, la religiosità popolare e i rituali della vita quotidiana, restituendo un ritratto vivido della Città del Messico degli anni Cinquanta.
Il film occupa una posizione centrale nella stagione messicana di Luis Buñuel, iniziata dopo il trasferimento del regista in Messico alla fine degli anni Quaranta. Dopo gli anni trascorsi negli Stati Uniti, dove lavorò per il Museum of Modern Art di New York e per la Warner Bros. come supervisore e direttore del doppiaggio delle produzioni destinate al mercato latino-americano, Buñuel trovò proprio in Messico la libertà creativa necessaria per sviluppare una delle fasi più feconde della sua carriera. In quegli anni nacquero capolavori come Los olvidados (1950), premiato per la miglior regia al Festival di Cannes nel 1951, Él, Ensayo de un crimen, Nazarín e Viridiana, opere fondamentali per la storia del cinema mondiale.
Il restauro presentato a Venezia è a cura del Museo Nazionale del Cinema (Torino) in collaborazione con Fundación Televisa e Cineteca Nacional México ed è stato realizzato in 4K a partire dal negativo camera originale e dal negativo sonoro ottico, entrambi ispezionati, riparati e digitalizzati presso il laboratorio della Cineteca Nacional México. Il restauro dell'immagine, la correzione colore, il restauro audio e il conforming sono stati eseguiti presso il laboratorio del Museo Nazionale del Cinema, utilizzando come riferimento una copia positiva conservata negli archivi della Cineteca Nacional México.
NOTE AGGIUNTIVE
Commento del regista
Bunuel: “Inizialmente il soggetto è stato sviluppato da Mauricio De la Serna e Josè Revueltas, poi abbiamo collaborato Luis Alcoriza ed io […] Nei mezzi pubblici di Città del Messico è possibile, o lo era a quell’epoca, incontrare gente che trasporta casse di frutta, o tacchini vivi: le cose più incredibili, e per questo ho pensato che nel tram viaggiassero gli operai del Macello con pezzi di carne di manzo, e le anziane beate con l’immagine di un santo”.
Bunuel: “Anche la pastorela (divertente e popolare rappresentazione teatrale con tema biblico) ha una giustificazione realista. Rappresentazioni del genere capitano durante i festeggiamenti di fine anno, e fino a poco tempo fa in quei giorni gli abitanti dei quartieri popolari organizzavano pastorelas. Non molto lontano da casa mia, in Coyoacan, c’è chi ancora le fa. La pastorela del film, inoltre, è autentica. Ho trovato e scelto questa tra diverse pubblicate in un libro messicano del XIX secolo”
Commento dello sceneggiatore
Luis Alcoriza: “Era un’idea molto carina, ma in seguito risultava quello che gli americani chiamavano “wish tool thinking”. Cioè nel momento di sviluppare ulteriormente il soggetto, il lavoro di scrittura risultava non bilanciato, con idee molto divertenti ed altre parti meno. Per questo motivo è stato coinvolto nella fase di scrittura anche Juan de la Cabada che aveva aggiunto idee molto divertenti”.
Breve nota biografica. Dall'Europa al Nord America.
In parte anche a causa della guerra civile spagnola, tra il 1938 e il 1946 si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti d'America, dove vive tra New York e Los Angeles, realizzando diversi lavori sia per il MoMa, come consigliere e responsabile di edizione per i film di propaganda destinati al mercato dell'America latina, sia per la Warner Brothers, come direttore di doppiaggio per produzioni filmiche sempre destinate al mercato latino-americano. A causa delle sue posizioni politiche, la vita negli Stati Uniti non è semplice, ma grazie ai contatti con il produttore Oscar Dancigers si trasferisce a Città del Messico dove riprende a dirigere film. Dopo alcuni film commerciali come Gran Casino (1946-47) e El gran calavera (1949), inizia a dirigere film più legati ai suoi interessi. Del 1950 è Los olvidados, premio per la migliore regia al Festival di Cannes nel 1951, e dopo qualche anno e diversi altri film, nel 1953 realizza La ilusión viaja en tranvía.
Qualche curiosità sul film.
La ilusión viaja en tranvía è stato girato in Città del Messico presso Estudios Clasa dal 28 settembre al 1° novembre del 1953. Il film è stato presentato il 18 luglio del 1954 al Cine Olimpia di Città del Messico, rimanendo in programma solo durante una settimana. Nello stesso anno in Italia, Aldo Fabrizi presenta nelle sale un film dalla storia e dal titolo molto simile, Hanno rubato un tram. Il film di Buňuel è arrivato in Italia con grande ritardo; oltre ad una distribuzione in videocassetta e dvd con doppiaggio in lingua italiana, si segnala un passaggio del film in occasione di una rassegna sul Cinema messicano della epoca d'oro durante la quindicesima edizione del Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino (1997).
Nota critica sul film
La ilusión viaja en tranvía, frutto della collaborazione di un gruppo di scrittori messicani tutt'altro che secondari, è in realtà dietro alle apparenze ridanciane un'opera ambiziosissima, nientemeno che un film marxista in cui si discute di economia, di lavoro, di prezzi delle merci e condizioni di vita della classe lavoratrice. È difficile non considerare il valore esemplare e didascalico di questa storia «qualunque» (anche perché la voce narrante insiste troppo a definirla tale) in cui una Società tranviaria che è metafora o meglio sineddoche della Società tout court, […], con la sua gerarchia di direttori, capi e sottocapi, i suoi uffici magniloquenti e i suoi piani di modernizzazione e sviluppo, viene per un giorno elusa e presa in giro da due disoccupati che non obbediscono agli ordini del progresso e guidano fuori dalla linea, in una corsa «speciale» sottratta a ogni regola e controllo. La Società nemmeno se ne accorge, […], tanto incrollabile è la sua fiducia nelle leggi e nei propri valori. Ma per coloro che l'hanno vissuta questa avventura ha rappresentato un momento di libertà e dunque di conoscenza. Durante il viaggio la città e la sua popolazione si sono presentate nella purezza della loro struttura sociale, quella che nessun percorso obbligato e alienato della linea 133 aveva mai consentito di vedere. […] Nel corso del viaggio, poi, ogni classe sale sul tram a farsi rappresentare e analizzare. I piccoli commercianti, che si alzano di notte per andare a lavorare. I grandi borghesi che, degnatisi di prendere il tram, si scandalizzano quando scoprono che non devono pagare la corsa, poichè per loro tutto deve avere un equivalente monetario. […] Lo scenario di questa analisi sociale è la grande città, vista in movimento e dal vero, e solo raramente attraverso il trasparente. Nelle sue vie centrali moderne e piene di traffico ma soprattutto nei suoi quartieri popolari, Coyoacan, Niňo Jesús, il Rastro, fino alle periferie e i sobborghi dove passano greggi di capre: anche l'urbanistica è classista […].
Alberto Farassino, autore dell'estratto della critica al film tratto dal suo testo Tutto il cinema di Luis Buňuel, continua ad analizzare la storia del regista spagnolo evidenziando alcuni aspetti tipicamente buňueliani come l'erotismo, la religione e gli elementi surrealisti capaci di amplificare l'aspetto realista della storia. Questi elementi si incrociano con apparente casualità nello “scenario” del tram in viaggio che cambia a seconda di chi lo anima. Assume una dimensione surrealista quando i macellai vi appendono quarti di carne e teste mozzate di maiale. Parti di corpo rozze che improvvisamente si scontrano con un presunto conte e due anziane bigotte che utilizzano l'icona dell'Ecce Homo per guadagnarsi da vivere. Il tram è anche spazio del gioco erotico fatto di sguardi de esibizioni accennate. Il profilo della gamba e la caviglia in vista della protagonista femminile, Lilia Prado ha aiutato a rendere in un certo senso iconico questo film, così come spunto di polemiche all'uscita del film in Messico.
La critica alla religione va ben oltre alla breve apparizione dell'icona sul tram, trovando spazio anche nella rappresentazione della pastorela, forma di teatro popolare che animava e anima ancora oggi le festività di fine anno. In questa vengono coinvolti anche i protagonisti maschili in una rilettura della Genesi, in particolare due episodi: la cacciata dal paradiso celeste dell'angelo Lucifero, e la cacciata di Adamo de Eva da quello terreste: “[…] quel che viene ricordato è semplicemente il destino degli angeli ribelli e dell'uomo che ha scelto la libertà della disobbedienza, gli uni cacciati dal paradiso celeste e gli altri da quello terrestre. La festa è il modo in cui la gente del popolo rappresenta la propria condanna”.
Tutti i materiali stampa sono scaricabili dal link:
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